Call for Papers Versus (n.131): «Futuro. Un tempo della storia»

Futuro. Un tempo della storia

A cura di Jorge Lozano (Universidad Complutense – Madrid) e Daniele Salerno (Universiteit Utrecht)

 

Per il numero 131 (dicembre 2020), Versus (o VS, come spesso viene indicata) sta preparando un numero monografico dedicato al tema del futuro e della sua costruzione semiotica e culturale, a cura di Jorge Lozano (Universidad Complutense de Madrid) e Daniele Salerno (Universiteit Utrecht). VS è una delle prime e più conosciute riviste internazionali di semiotica, filosofia e teoria dei linguaggi. È stata fondata nel 1971 da Umberto Eco, che ne è stato il direttore fino alla sua scomparsa (febbraio 2016). La rivista è attualmente diretta da Patrizia Violi (Università di Bologna).

 

Nonostante lo strutturalismo abbia privilegiato in maniera predominante la dimensione sincronica dei fenomeni, la temporalità rappresenta per la semiotica e per l’analisi del discorso storico un nodo teorico-metodologico fondamentale. I cambiamenti che sembrano segnare la nostra epoca hanno imposto più di recente, e in diversi ambiti disciplinari, una riflessione sulle modalità di immaginare e costruire futuri possibili. Jurij Lotman definisce il futuro come spazio degli stati possibili e lega la dimensione della storia e della memoria all’orientamento fondamentale della cultura all’esperienza futura. Tuttavia il futuro e la sua costruzione semiotica rimangono un tema largamente inesplorato. Il numero 131 di VS, la cui pubblicazione è prevista per dicembre 2020, si concentrerà sulla semiotica del futuro e raccoglierà contributi sul tema.

 

Ogni epoca e ogni cultura ha le proprie specifiche modalità per dare forma all’avvenire e costruire l’asse passato-presente-futuro. Se i regimi di storicità orientati al futuro tra XVIII e XIX secolo inseguivano idee di progresso e liberazione (si pensi alle promesse di emancipazione delle ideologie tra XVIII e XX secolo ma anche, ancor più remoto, al tempo messianico di alcune religioni), nel XXI secolo l’orientamento delle culture al futuro sembra invece dominato dal timore della catastrofe – in particolare oggi legata al cambiamento climatico – con una proiezione su una scala temporale non solo umana ma persino geologica (si veda la discussione sull’antropocene e il cosiddetto “deep time”).

Il futuro può apparire secondo la configurazione narrativa della promessa, della minaccia o in una forma condizionale, aprendo una serie di biforcazioni nella proiezione temporale (se A nel presente allora B nel futuro, ma se C nel presente allora D nel futuro).

 

Stato dell’arte: presentificare il futuro

Se la semiotica studia i modi in cui rendiamo presente ciò che è assente, la riflessione teorica e il lavoro di analisi hanno indubbiamente privilegiato lo studio di come rendiamo presente ciò che è stato: si pensi all’analisi dei tempi verbali in Benveniste, all’analisi passionale della nostalgia in Greimas, ai testi narrativi che hanno fatto da laboratorio metodologico – da Sylvie. Souvenirs de Valois di Nerval per Umberto Eco alla Recherche proustiana nella semiotica francese – in cui la costruzione del passato e del ricordo è particolarmente rilevante e infine, più di recente, al dibattito attorno allo statuto semiotico della traccia. I modi stessi in cui spieghiamo e concettualizziamo il rinvio segnico si focalizza spesso – o quasi esclusivamente – sulle modalità in cui qualcosa di presente si collega a qualcosa di passato. Ci si è invece molto meno preoccupati di studiare le modalità per rendere presente ciò che sarà, o potrebbe essere, nel futuro e che quindi non è mai (e ancora) stato.

 

Ma è nello stesso canone semiotico che possiamo ritrovare i semi di una riflessione sul futuro e sulle modalità semiotiche di sua costruzione.

Da un lato la teoria peirciana ci invita a pensare il significato e l’abito non semplicemente come il risultato di ciò che è stato, ma anche come l’insieme degli effetti che potrebbero, in futuro, generarsi. Più generalmente lo stesso processo semiosico si sviluppa per sintesi progressive, momentanee e provvisorie di una doppia proiezione: la pertinentizzazione del già detto e del già stato, da un lato, e la produzione di un fascio di possibilità di ciò che sarà o potrebbe essere.

Dall’altra parte il concetto di esplosione in Lotman colloca il futuro all’interno di una investigazione di semiotica della cultura: come una cultura, nel momento in cui si produce un cambiamento inaspettato (es. una scoperta scientifica, un cambiamento politico, un evento inatteso) costruisce e proietta i propri nuovi e fino ad allora imprevisti futuri possibili?

 

L’approccio relazionalista che contraddistingue la semiotica, ci dice che il futuro non è pensabile isolatamente rispetto alle altre dimensioni della temporalità. Occorre dunque interrogare il futuro sempre all’interno delle relazioni che esso instaura con presente e passato.

Da una parte, se pensiamo al discorso storico e alla costruzione di memoria, il passato non solo è modellato dalle istanze politiche e sociali del presente, ma anche sull’immagine – implicita o esplicita nei testi – dei destinatari futuri a cui il racconto del passato viene consegnato.

Dall’altra parte le immagini del futuro hanno una forza performativa nel presente, ovvero producono degli effetti. I processi di anticipazione, deterrenza e prevenzione – si pensi al pensiero strategico che è stato un oggetto di analisi semiotica – così come il concetto di rischio, usati nella vita quotidiana, nel discorso mediatico e politico retroagiscono sul presente, producendo effetti reali. Questo è ancora più vero nel caso delle previsioni e delle profezie che si autoavverano (di particolare rilevanza nel discorso economico), in cui si realizza uno stato di cose semplicemente presagendolo.

La performatività del futuro immaginato è particolarmente rilevante quando gli enunciatori sono soggetti che agiscono secondo un potere (istituzioni sia politiche che economiche) o un sapere (la scienza), ma anche quando riguardano soggetti collettivi come nelle manifestazioni e nell’attivismo politico.

 

Il futuro come fatto culturale esiste semioticamente secondo diverse modalità e la sua efficacia non è semplicemente limitata al futuro che si realizza, ma anche a quei futuri che, pur non realizzandosi, sono semioticamente efficaci: i futuri che si vorrebbero o si potrebbero realizzare ma che non si realizzano divengono programmi narrativi (di azione) falliti che, inscritti nella memoria e conservati negli archivi, producono effetti reali a più livelli e in particolare a livello passionale, come per esempio nei casi di rimpianto, rimorso e delusione per futuri immaginati nel passato e mai realizzati. Preoccupazione e paura per ciò che verrà, rassegnazione di fronte a scenari che sembrano rendere vana qualsiasi azione, ma anche la rabbia e la speranza che caratterizzano le pratiche politiche di protesta e attivismo sono solo alcune delle configurazioni passionali che emergono nella frizione tra futuro, presente e passato nei loro diversi modi di esistenza semiotica.

 

Temi

I contributi proposti possono presentare sia una riflessione teorica che casi di analisi empirica. Questa una lista, non esaustiva, di possibili temi:

  • Aspetti teorici. Se sulla rappresentazione del passato si possono ancora esprimere giudizi di autenticità (che ruotano attorno alla dicotomia vero vs falso) rispetto alla costruzione di un piano di referenza e di un oggetto che è stato, i segni del futuro mobilitano altre e diverse modalità e categorie. Il futuro immaginato, nella costruzione di un piano di referenza, non è né vero né falso, ma probabile o credibile: come il futuro viene costruito, come “esiste” ed è semioticamente efficace? Quali sono i segni del futuro nel presente?
  • Generi e pratiche discorsive del futuro. Le previsioni nell’ambito della scienza, le profezie nell’ambito religioso, le predizioni nell’ambito divinatorio, la letteratura fantascientifica (e distopica), la narrazione e la storia controfattuale sono solo alcuni generi discorsivi che hanno il compito di costruire futuri. Qual è il funzionamento testuale – per esempio in testi letterari, audiovisivi, visivi, ecc… – di queste pratiche e di questi generi discorsivi? Qual è il potere performativo del futuro?
  • Futuro del passato: discorso storico, conservazione, patrimonio, invenzione della tradizione. Il futuro viene incluso nel passato in diversi modi. Alcuni testi sono pensati e conservati per essere tramandati ai posteri: incorporando un ipotetico punto di vista futuro, il presente si pensa e si trasforma in passato. Il discorso storico legge le tracce del futuro nel passato. Le politiche del patrimonio e della conservazione, così come la invenzione delle tradizioni, costruiscono al loro interno immagini del futuro come Destinatari Modello di testi, monumenti, musei, comportamenti, rituali. Il passato trasmette anche futuri immaginati e mai realizzati, che in qualche modo sopravvivono e persistono nel presente. I futuri immaginati nel passato non sono inerti ma producono effetti reali e concreti. Come il futuro immaginato nel passato sopravvive e persiste?
  • Politiche del futuro: usi, abusi e conflitti. Il futuro e i modi di immaginarlo sono fondamentali strumenti di governo. Si pensi a come negli ultimi 20 anni si siano applicati i concetti di prevenzione, anticipazione, rischio e precauzione in diversi ambiti, con effetti positivi ma anche drammatici (per esempio l’idea di “guerra preventiva” negli anni della guerra al terrore). Quali sono gli usi e gli abusi di futuro? Come sia le pratiche istituzionali che l’attivismo usano e mobilitano idee diverse di futuro all’interno dell’agone politico? Come possiamo pensare i conflitti di orientamento al futuro (al pari dei conflitti di memoria)?
  • Passioni del futuro. Rimpianto, aspirazione, speranza: queste sono solo alcune delle passioni – individuali o collettive – che hanno il proprio centro un futuro immaginato. Quali sono le passioni del futuro e come possiamo descriverle? Che ruolo hanno nel motivare azioni sia individuali che collettive?

 

Procedura di valutazione

Ogni abstract sarà valutato dai curatori del volume e dalla direzione della rivista. Gli articoli scritti a partire dagli abstract accettati saranno poi sottoposti a processo di referaggio doppio cieco.

 

Scadenze

30 novembre 2019: invio di un abstract tra le 600 e le 700 parole (più bibliografia e breve biografia);

20 dicembre 2019: comunicazione di accettazione o rifiuto della proposta;

15 aprile 2020: invio dell’articolo di non più di 40’000 battute;

Dicembre 2020: pubblicazione del volume

Le proposte devono essere inviate alla redazione (redazione.vs@gmail.com) e ai curatori del numero Jorge Lozano (jorgelozano@ccinf.ucm.es) e Daniele Salerno (daniele.salerno@gmail.com).

 

Lingue accettate

Inglese e italiano

Fogli di stile da rispettare per l’articolo

Inglese

Italiano

Versiones para descargar:

Italiano: call Versus IT

Inglés: Call Versus EN

Francés: Call Versus FR